L’ importanza della Professionalità a servizio della Qualità Architettonica

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In un periodo storico come questo che stiamo vivendo, in cui sembra più importante il valore Economico di quello Professionale, mi interessa riflettere sull’ importanza della professionalità, del lavoro svolto con cura e passione e della qualità del prodotto finito cui si giunge.

 

 

La professionalità è un insieme piuttosto articolato e complesso di conoscenze, competenze, strumenti e qualità umane che indagano unitamente le tre dimensioni morale ,relazionale-sociale e culturale. Qualità che non sono innate ma si possono acquisire con il tempo e che si rilevano indispensabili per arrivare ad un prodotto di successo e di qualità.

Il termine “Competenza” deriva dal verbo latino competere, (da cum e petere “chiedere, dirigersi a” che significa andare insieme, far convergere in un medesimo punto, ossia mirare ad un obiettivo comune, nonché finire insieme, incontrarsi, corrispondere, coincidere e gareggiare. Il significato dell’aggettivo competente, riferito a colui che ha autorità in un certo ambito, deriva dal diritto romano (dal latino competens –entis) e lo ritroviamo ancora oggi nel diritto e sta ad indicare la qualità di un individuo che è responsabile, autorizzato, qualificato e quindi abilitato. Competente è dunque chi agisce in maniera volutamente responsabile,  nonché socialmente e politicamente riconosciuti sia in termini di una prestazione tecnicamente valida che eticamente corretta e coerente con i valori di un gruppo  

Il professionista competente è colui che mette a disposizione di altri tutto il suo sapere e il suo saper fare, per conseguire gli obiettivi di volta in volta concordati. Mette in campo l’ esperienza professionale consolidata nel tempo, l’ intelligenza declinata nelle sue varie forme, la creatività,la conoscenza,  il “problem solving” instaurando con il proprio interlocutore uno scambio semplice e chiaro ma soprattutto alla  portata dell’interlocutore che, non avendo lo stesso backroung culturale, spesso rischia di porre il professionista in condizioni di superiorità e vantaggio innescando un evidente  processo controproducente di separazione intellettuale dettata dal divario culturale in questione.

La fase dello scambio culturale è  di fondamentale importanza per innescare e instaurare le premesse per un rapporto di reciproca fiducia, lealtà e trasparenza è  proprio grazie alla dimensione relazionale-sociale che  quella morale e culturale, trovano piena espressione e completezza. Il punto di partenza nevralgico è la consapevolezza di avere davanti a sè  una persona, che prima di essere “committente” è un essere umano con i propri problemi, desideri, perplessità e aspettative, che andranno attentamente ascoltate, comprese rispettate da parte del professionista che farà leva sulla propria capacità empatica di ascolto per carpirne rispettosamente il proprio punto di vista prospettico e la propria realtà emotiva per poi condurlo per mano in una nuova prospettiva che spesso coinciderà con la sua rigenerazione psicofisica. Si creano così i presupposti di un rapporto di lunga durata, basato su un “contratto psicologico” implicito, che conferma sia le condizioni relazionali , il piacere di rivolgersi a quel professionista e non ad altri, sia quelle psicologiche, piena fiducia nei suoi confronti.

Per passare poi sul piano operativo : il professionista svolgerà con passione e impegno il suo lavoro che verrà concepito come “missione” e non si accontenterà della sufficienza dei risultati ma punterà ad offrire un servizio di livello frutto e risultato della capacità di soddisfare le esigenze della committenza, per averne saputo inquadrare le necessità,i bisogni.

Come si può raggiungere la qualità se non si ha la passione, l’ audacia,l’ottimismo,  la pazienza e l’ interesse di indagare nel profondo il processo lavorativo che ci investe e la pazienza di maturare i tempi necessari che portano alle varie scelte ?

Al giorno d’oggi quel che avverto è il sentimento di ” fretta” e mero interesse di “arricchirsi” da parte del lavoratore ( che non mi sento appunto di definire professionista) e sempre meno il sentimento di crescita professionale, motivazione, aggiornamento e interesse verso la società cui l’ Architettura fa parte integrante .Questo il più delle volte è dettato dal preponderante se non unico interesse da parte del committente sul prezzo dell’opera; è lui per primo a manifestarsi interessato tanto più alla spesa cui andrà incontro rispetto che alla qualità del progetto cui vuole o si potrebbe arrivare. E’ lui per primo che valuta un “professionista” sulla sola base dell’ offerta economica che presenta rispetto che sulle sue capacità di cui sopra.

E cosi si vede sempre più andare “avanti” lavoratori che puntano sulla quantità rispetto che alla qualità, coloro che  spesso se la sono anche dimenticata proponendo in serie come automi sempre gli stessi interventi, gli stessi materiali dettati dai dettami delle mode del momento e snaturati dal contesto e dalla personalità del committente che non sono più interessati a investigare.

Ritengo sia di fondamentale importanza puntare l’attenzione se non Rieducare  sulla Qualità in Architettura e fare in modo che ritorni ad essere un sapere diffuso e condiviso oltre che una competenza cui si deve mirare e ci si deve affidare :  la qualità degli spazi in cui scegliamo o ci traviamo a vivere ha effetti importanti e duraturi sui nostri atteggiamenti sociali (dati dalla qualità formale degli spazi  e dalla fruibilità tecnica ), sul nostro stato d’animo (dati dalla qualità delle luci e dei colori degli spazi di vita) e sulla nostra salute (dati dalla qualità dei materiali e della luce); e sono temi prioritari che non possono essere gestiti come un lusso per chi può permettersi l’architetto, ma che invece devono riguardare l’intero panorama degli spazi costruiti ed un diritto di tutti a cui noi Architetti siamo chiamati a rispondere con grande senso di responsabilità e competenza in quanto artefici del pubblico interesse della qualità ambientale in senso ampio.

Qualità è equilibrio e armonia, come  può non essere l’ obiettivo ultimo ?

Fiduciosa e Appassionata, 

Arch. Barbara Eugenia  Fichera

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